Mi piaccion più i peccati fruttuosi.
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Come dolci, Signor, come soavi
Riuscirono a te la notte andata di questa bocca i baci?
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Idolo mio, deh in braccio ancor t’avessi.
Poppea, respiro appena; miro le labbra tue, e
mirando recupero con gl’occhi quello spirto infiammato,
che nel baciarti, o cara, in te diffusi.
Non è, non è più in cielo il mio destino, ma
sta dei labbri tuoi nel bel rubino.
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a te l’anima mia lieta sen viene,
...
e mirando recupero con gl’occhi
quello spirto infiammato,
che nel baciarti, o cara, in te diffusi.
Non è, non è più in cielo il mio destino,
ma sta dei labbri tuoi nel bel rubino.
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a te l’anima mia lieta sen viene
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Son rubini amorosi i tuoi labri preziosi, a te l’anima mia lieta sen viene
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Il mio core costante è di saldo diamante:
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lo non so dov’io vada;
Il palpitar del core, ed il moto del pie’ non van d’accordo.
L’aria che m’entra in seno, quand’ io respiro,
Trova il cor mio sì afflitto, ch’ella si cangia in subitaneo pianto.
E così mentr’ io peno, l’aria per compassion mi piange in seno.
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